Impronte: a Ravenna per la sostenibilità e l’innovazione.

Al via la rubrica ‘Storie di cooperazione’, come vi abbiamo già anticipato qui.

Oggi inauguriamo la sezione di interviste ai cooperat(t)ori raccontandovi l’esperienza di Impronte, attraverso le parole del suo Presidente, Antonio Lazzari. Lasciamo, dunque, spazio direttamente all’intervista. Buona lettura!

 

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Sono Antonio Lazzari presidente di Impronte Società Cooperativa, una piccola realtà di Ravenna che dal 2005 opera erogando servizi sui temi della sostenibilità ambientale e sociale. La nostra cooperativa negli anni si è specializzata sia sui temi dell’impiantistica legata alle fonti rinnovabili (fotovoltaico e minieolico) e del risparmio energetico (sia in campo civile che industriale), lavoriamo anche sui temi della comunicazione e formazione. Credendo fermamente nella cooperazione come strumento non solo importante per fare impresa, ma anche e soprattutto per affrontare la crisi (non a caso il 2012 è l’anno internazionale della cooperazione) partecipiamo a numerosi consorzi o reti di imprese che ci hanno aperto canali e prospettive impensabili per una piccola realtà come la nostra.
Oggi Impronte è in grado di seguire le aziende e la PA anche su temi più innovativi quali i sistemi di gestione dell’energia (ISO-50001), all’abbattimento delle emissioni di CO2 (Carbon Zero o Carbon Neutrality) alla nuovissima ISO 20121 “Event sustainability management systems”, che mira alla certificazione di sostenibilità per gli eventi e molto altro. L’azienda ha accumulato inoltre notevole esperienza sui temi delle Smart Cities e Smart Communities. Cooperare per noi vuol dire “Contribuire a creare un mondo migliore” qui ed ora nel nostro piccolo. Avere insomma grandi obiettivi che prescindono dalla mera stabilità dei conti, che serve perché siamo impresa, ma non può essere il fine dell’impresa.

2. A proposito del nuovo Centro Studi per le Eco-Innovazioni, raccontaci brevemente cos’è e perché è nato.

Il centro nasce inizialmente come esigenza della nostra cooperativa di costruirsi un ufficio che parlasse di noi. Una struttura che rendesse tangibile il nostro modo di approcciare all’ambiente e al sociale. Negli anni questo percorso è diventato una grande progettazione partecipata in cui tutte le figure coinvolte nei nostri lavori “ordinari” ci hanno fornito idee e suggerimenti. Oggi il progetto è diventato un grande parco delle Eco-innovazioni che verrà realizzato a Ravenna nel 2013. Il progetto, posto nella prima periferia a sud-est della città avrà aule, uno show-room, un bar-ristorante, alcuni uffici, sale per conferenze. Sarà immerso in un parco di oltre 13.000mq con oltre 3000 alberi. Nel parco saranno attrezzate mostre permanenti delle tecnologie, delle esperienze legate al mondo agricolo ed alla cultura della sostenibilità, alla partecipazione. All’interno sarà avviato un progetto di coworking con supporto ai giovani per lo sviluppo di idee imprenditoriali innovative. La struttura, realizzata con un design innovativo ed accattivante vedrà l’utilizzo massiccio del legno e di materiali di recupero, colori e forme studiate fin nei minimi particolari per permettere un percorso sensoriale unico nel suo genere e sarà rivolto ed aperto a tutti, non solo alle imprese.

3. Sul vostro sito scrivete “Il nostro progetto è aperto ad idee e suggerimenti quindi chiunque voglia aiutarci a migliorarlo o integrarlo con altri servizi può mandare una mail a: ecoinnovazioni@cooperativaimpronte.it“. A questo proposito – e in linea anche con la mission di OpenUP – pensi che gli strumenti offerti dal web 2.0 (partecipazione, condivisione di conoscenzee saperi, ecc.) possano rappresentare un’opportunità di sviluppo e crescita per la cooperazione tout cour? Se sì, in che modo?

Il web 2.0 rappresenta un’innovazione incredibile per le imprese, che spesso non comprendono tali potenzialità anzi paradossalmente arrivano a vietarne l’utilizzo. Come ha detto il Ministro Griffi alcune settimana fa “l’Italia è un paese di dattilografi che usa il computer“. Diciamo che generalizzare non ci piace molto, ma purtroppo la fotografia è molto simile alla realtà anche a livello impresa. Per un’azienda le possibilità di operare tramite il web 2.0 offre enormi risorse in termini di bacini di utenza, ma anche e soprattutto di reale cooperazione e sviluppo. Il web 2.0 fa della collaborazione il suo paradigma e quindi mettere a disposizione delle risorse utili è fondamentale. Nel fare ciò però i nostri servizi o prodotti possono migliorare grazie alla cosìdetta intelligenza collettiva e anche noi otteniamo dei grandi benefici. Troppo spesso il concetto di segreto industriale ha prevalicato il vero significato divenendo un ostacolo allo sviluppo di questi canali, almeno in Italia. Non da ultimo bisogna ricordare che oggi i servizi web sono fruibili da smartphone. Un oggettino che non è più un telefono, ma un vero e proprio ponte verso il mondo. Grazie a queste tecnologie le aziende possono realmente far lavorare i propri dipendenti in rete e grazie al cluod accedere a risorse ovunque in maniera indefinita. Ma l’altra faccia della medaglia è che le stesse aziende possono offrire risorse alla popolazione o ai propri clienti con estrema semplicità. A nostro avviso avere un piede pesante sul web costa enormi risorse, ma offre potenzialità affascinanti e sviluppi di mercato impensabili, si deve solo comprendere che ogni media ha il suo linguaggio e le sue regole e aprire una pagina su un social non è come fare un sito o fare una vetrina di un negozio. Meglio non farlo se non se ne comprendono appieno i meccanismi, ma in questo ormai anche il mondo della consulenza offre risorse impensabili pochi anni fa come ad esempio i Social Manager.

4. Se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè.

Wow che domanda. Proviamoci! Innanzitutto farei subito una vera semplificazione amministrativa. Oggi il peso dei costi della burocrazia sono insostenibili per le aziende ed i cittadini. A mio avviso è un costo ancora più vessatorio delle tanto famigerate tasse. Relativamente alle cooperative invece interverrei potenziando gli strumenti di vantaggio fiscale verso le vere cooperative che assumono giovani e che investono. Ricordiamo che il valore delle cooperative è nella forza lavoro e non nei capitali e quindi permettere alle cooperative di ricapitalizzarsi, di investire sul territorio, di rafforzarsi e fare innovazione vuol dire investire sul paese. Infine darei grande spinta alle imprese che operano nei settori della tutela del territorio, della sostenibilità ambientale e dei servizi alla persona, della tecnologia. Questi settori a mio avviso vanno privilegiati a discapito della produzione dell’industria pesante che nel nostro paese non è concorrenziale ed i cui costi sono o sarebbero poco sostenibili. Mi concentrerei sulle eccellenze italiane, insomma.

 

 

 

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