Il Welfare aziendale: un’occasione importante per riaffermare l’identità cooperativa

Quando inauguravamo OpenUP (ormai 2 mesi fa) ci eravamo riproposti di renderlo

una piazza virtuale in cui parlare di giovani, sviluppo sostenibile, ambiente e cultura. Un luogo nel quale è possibile approfondire le diverse problematiche riguardanti la cooperazione e le opportunità che essa offre, anche, e soprattutto, in un momento come quello attuale, di forte recessione economica e di crisi dei modelli sociali. Un posto, insomma, dove trovare – e raccontare – una visione nuova del futuro.

In questi due mesi vi abbiamo raccontato l’esperienza di giovani cooperat(t)ori, progetti di mobilità internazionale, convegni, ecc. Oggi, invece, abbiamo l’occasione di presentarvi il contributo che Oreste De Pietro, Presidente del Settore Sociale di Confcooperative Bologna, ha pensato per noi.

Si tratta di un’interessante analisi sul ruolo del welfare aziendale come volano di rilancio dell’identià cooperativa. Non volendovi rubare altro tempo vi lasciamo direttmente alle parole di Oreste. Buona lettura!

“Il termine welfare aziendale è ormai entrato nel mondo delle imprese e nel linguaggio comune  per indicare  una serie di misure a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie. La crisi attuale, all’inizio considerata soltanto congiunturale, si presenta invece sempre più strutturale e sta trasformando il sistema di welfare portandolo verso modelli centrati maggiormente sulla valorizzazione delle risorse del territorio, in un’ottica di sussidiarietà, e sulle reti di prossimità che riducono le distanze tra gli erogatori dei servizi e i cittadini beneficiari. In questo quadro da alcuni anni le grandi imprese in primis ma progressivamente anche le piccole e le medie hanno avviato diversi progetti la cui finalità è riconoscere al lavoratore benefits e agevolazioni di vario genere per migliorare l’attività lavorativa e conseguentemente favorire il benessere in azienda, mediante un rafforzamento della motivazione e del senso di appartenenza.

Questi processi rappresentano una sfida per le imprese cooperative ed un’occasione importante per fare in modo che l’innovazione non sia più uno slogan ma si traduca in azioni concrete ed in buone prassi, a condizione però che le azioni siano ricondotte alla matrice identitaria dell’impresa cooperativa ed ai suoi elementi costitutivi per non correre il rischio di riprodurre modelli imprenditoriali diversi da quello cooperativo, omologandosi in qualche modo a schemi di riferimento e modalità relazionali interne che non le appartengono.

Fare welfare a partire da un miglioramento dei rapporti di lavoro è per la cooperazione un assunto fondamentale che connota la sua natura più profonda, legata ad una storia e ad un patrimonio di idee e di esperienze che hanno costruito un sistema valoriale dal quale non si può prescindere nell’approcciarsi ai cambiamenti in atto nella società civile e nel tessuto economico dei territori.

Per questo è importante declinare il welfare aziendale in welfare cooperativo, per sottolineare la distintività di un modello di impresa tradotto in uno stile operativo in cui l’identità ispira la prassi e viceversa la prassi è la traduzione visibile dell’identità.

Gli strumenti possono essere tanti e riguardano le misure di conciliazione lavoro-famiglia, le agevolazioni all’acquisto di beni e all’accesso ad alcuni servizi, la concessione di voucher per la gestione del tempo libero (cultura, turismo, sport…)

Si tratta di iniziative che vanno comunque inserite in processi che facilitino la creazione ed il consolidamento di sistemi di governance e di organizzazione all’interno di imprese che per loro natura sono società di proprietà comune e democraticamente controllate, “basate sui valori dell’auto-aiuto, della democrazia, dell’eguaglianza, dell’equità e solidarietà”, gestite da soci che “credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri” [dalla Dichiarazione di identità cooperativa approvata al Congresso di Manchester (1995)].

La ricaduta del welfare cooperativo sui bilanci delle nostre imprese cooperative è immediato e diretto e sono sempre più convinto che la tenuta complessiva del sistema è strettamente legata alla solidità del rapporto societario. Il socio deve percepire e sperimentare che la sua cooperativa è anche il luogo in cui da una parte si intercettano bisogni e necessità che attengono anche alle dimensioni esistenziali extra-lavorative e dall’altra si cerca di fornire delle risposte o per lo meno si attivano dei percorsi di supporto e di tutela degli interessi particolarmente più urgenti.

Ciò presuppone in primo luogo un’azione di tipo culturale che sia finalizzata a recuperare e riaffermare la centralità dei principi cooperativi quali criteri ispiratori delle strategie imprenditoriali, condividendo un’idea di responsabilità sociale che non sia un optional né tanto meno uno strumento di comunicazione e promozione, ma una componente essenziale ed organica che condiziona gli orientamenti e le scelte delle imprese.

In secondo luogo è fondamentale la formazione di un management che interpreti e svolga le funzioni di gestione dell’impresa (pianificazione, organizzazione, controllo e valutazione dei risultati, leadership, innovazione aziendale…) rimanendo strutturalmente impiantato nelle radici culturali dalle quali sono scaturite la nascita e lo sviluppo della cooperazione.

In terzo luogo è indispensabile implementare le nuove politiche per i soci (anche in riferimento alle politiche retributive da integrare con strumenti non necessariamente monetizzabili) che nei vari territori si stanno sperimentando per riconfermare che il socio è la vera risorsa dell’impresa cooperativa e che l’adeguatezza di ogni misura è da valutare in base al grado di corrispondenza ai principi di mutualità e di solidarietà.

Si tratta in sostanza di una sfida che possiamo raccogliere e vincere se saremo  in grado di esprimere in modo autentico la specificità delle nostre imprese cooperative”.

 

Bologna, 12 dicembre 2012
ORESTE DE PIETRO

 

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