Piccola distribuzione organizzata: libera circolazione di idee e prodotti!

Oggi approfondiremo il modello cooperativo (e le sue implicazioni) attraverso chi – di questo modello – ne ha fatto una realtà concreta di sviluppo e crescita. Stiamo parlando di DES Tacum Soc Coop Soc, realtà piacentina che avevamo già avuto modo di conoscere durante il convegno che Confcooperative ha organizzato a Bologna il 15 ottobre 2012, dal titolo ‘Le imprese cooperative costruiscono il mondo’.

Per l’occasione abbiamo intervistato il suo presidente, Samuele Bertoncini. Non volendovi rubare altro tempo, vi lasciamo direttamente alle sue parole.

Vi ricordiamo solo che, se siete interessati a raccontare il VOSTRO modello cooperativo, potete scriverci a: <openup@centrostampa.net>

Ecco l’intervista!

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo.

Samuele Bertoncini, 32 anni, presidente di DES Tacum Soc Coop Soc. Il modello cooperativo? Per me è una scelta convinta, naturale, e necessaria: l’individuo estrapolato dal contesto delle relazioni che lo circondano è un soggetto teorico, che non esiste in natura. Cooperare nel lavoro è il giusto seguito delle scelte di “cooperazione umana” che spettano a tutti, a ben guardare.

2. Spiega come funziona DES Tacum e cosa sono i GAS. A tal proposito, cosa significa economia solidale?

In quest’ottica le cooperative e i GAS sono 2 intuizioni speculari: se nelle prime ci si organizza INSIEME per lavorare e dunque anche per guadagnare denaro in modo condiviso, nei GAS ci si muove INSIEME per spenderlo, secondo criteri condivisi. L’esperienza è geniale nella sua semplicità: ormai da 15 anni in Italia, poche famiglie all’inizio, migliaia e migliaia oggi, scelgono di fare acquisti mirati collettivamente, il più possibile a filiera corta. Saltando i passaggi della distribuzione tradizionale, e portando una massa critica sufficiente, si possono ottenere sconti, ma soprattutto la possibilità di condizionare in positivo l’offerta, orientando la produzione di beni e servizi.

Se infatti un consumaTTore critico e attento mette in pratica le proprie idee di valorizzazione del territorio, considerando ad esempio il costo sociale ed ecologico oltre che quello economico, se un produttore va ad incontrare senza mediazioni le persone che apprezzano il suo lavoro e i suoi saperi, se dunque ci si muove INSIEME verso la società che si vuole costruire attivamente, tutti i giorni, allora si può dar vita davvero a un’economia solidale che metta al centro le relazioni, e non il mero profitto.

DES Tacum nasce per dare fiato alle intuizioni di cui sopra, perchè i GAS da soli non possono sobbarcarsi tutto il lavoro di diffusione della proposta, e d’altro canto di ingenierizzazione della filiera corta e partecipata. Ci siamo lanciati nel 2012 in quest’avventura che chiamiamo Piccola Distribuzione Organizzata, che vuole fare circolare le idee ancor prima dei prodotti solidali: un sito internet con un gestionale per le prenotazioni, un furgone refrigerato e una base logistica per comporre le cassette miste… e tanta voglia di fare rete. Piacenza è un contesto spesso lento a reagire, ma con grandissime potenzialità. Partendo dall’acquisto come primo gesto “politico”, cerchiamo di suggerire come diventare parte attiva nel processo di costruzione del nostro “habitat”. Non è poi così difficile: sul sito gli ordini aprono il venerdì e chiudono il martedì, e il venerdì successivo si consegna, anche a domicilio, se qualcuno ha bisogno. Altrimenti ci troviamo presso la Coop Agricola La Magnana, con cui condividiamo l’attenzione all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, la visione comune della solidarietà, e una solida amicizia. Per gli ordini con cadenza diversa si viene avvisati di volta in volta, ma se il sito è un limite per chi non ha dimistichezza, ci organizziamo con le mail, e con il telefono, con carta e penna. Cerchiamo contatto, calore, collaborazione: pensiamo che un Economia può definirsi Solidale solo se non lascia indietro nessuno.

3. Se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè?  

Non lo invidio. Però se fossi in lui eliminerei il più possibile la dinamica dei finanziamenti a pioggia e pretenderei dai vari territori un dialogo costante, per mirare bene i colpi: nello specifico, andrebbe promossa la collaborazione tra chi è in grado di garantire una “efficienza solidale di filiera”. Ossia, bisognerebbe trovare il modo di rendere i cittadini consapevoli dei processi produttivi: si potrebbe sostenere, ad esempio, un’agricoltura meno meccanizzata, ma che desse lavoro a più persone; aziende di trasformazione che perseguono efficienza energetica e rispetto dell’ambiente; spazi commerciali che sappiano tracciare con precisione la provenienza dei prodotti, il modo in cui sono stati prodotti, e ne abbiano la responsabilità. La cooperazione mi sembra che racchiuda tutto questo perchè fare le cose insieme semplicemente costa meno e riesce meglio. E poi ci vuole una scelta: se si vuole raddrizzare qualcosa ci vogliono segnali chiari di discontinuità rispetto alle organizzazione criminali al sistema economico che le sostiene. Visto che anche loro “fanno le cose insieme”, si ragioni un attimo su COSA vogliamo fare insieme. Sicuramente, non prenderei decisioni non condivise e frettolose, mi darei dei tempi di verifica e correzione, coinvolgerei la cittadinanza premiando moltissimo le ricadute sociali e ambientali delle decisioni prese.

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