“Il Girasole”: per crescere nei progetti, nei sogni e nell’offerta

Eccoci qui, nuovamente, per presentarvi un’interessante Storia di Cooperazione.

Oggi è la volta di Cooperativa Sociale “Il Girasole – onlus”, cooperativa di Reggio Emilia che si occupa di integrazione sociale attraverso l’inserimento lavorativo di persone diversamente abili.

Non volendo anticiparvi null’altro (visto che dalle parole del direttore Mirko Baccarani, viene fuori un quadro molto chiaro di questa realtà), vi lasciamo all’intervista.

Buona lettura!

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Sono Mirko Baccarani, direttore della Società Cooperativa Sociale “IL GIRASOLE” – ONLUS, una piccola cooperativa sociale reggiana che si occupa del 1977 di integrazione sociale attraverso l’inserimento lavorativo di persone diversamente abili. 

La nostra cooperativa credo sia una forma di impresa speciale perché associa un gruppo di persone che si riuniscono per il raggiungimento e il soddisfacimento di un bisogno comune.
Una Cooperativa, dunque, non la si fa da soli, ma in compagnia di altre persone con le quali si condivide un bisogno, un’esigenza, un obiettivo.

 

2. A proposito della cooperativa Il Girasole – progetto mirato a sviluppare la crescita individuale di giovani disabili con lo scopo di creare per loro opportunità di lavoro e di integrazione sociale – raccontaci brevemente cos’è e perché è nata.

La Cooperativa Sociale “Il Girasole” è nata il 17 novembre 1977 dall’impegno di un gruppo di genitori di giovani disabili con lo scopo di creare per loro opportunità di lavoro e di integrazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo, “Il Girasole”, nella sua storia trentennale, ha promosso diverse attività lavorative suggerite dalle competenze e capacità dei suoi soci: dai lavori di maglieria alla pittura su tela, dalla confezione e cucito di biancheria all’assemblaggio di componenti plastici ed elettrici. Nel 2007, per valorizzare la professionalità e la competenza di alcuni soci nel campo della ristorazione, è nato il settore banqueting e catering. L’obiettivo trasversale a tutti i nostri progetti è quello di coinvolgere in modo attivo persone disabili e in condizione di svantaggio, per crescere insieme nella dimensione dell’accoglienza della diversità e nella solidarietà.

 

3. Sul sito scrivete – a proposito di un vostro specifico servizio – “nel 2007, per valorizzare la professionalità e la competenza di alcuni soci nel campo della ristorazione, è nato il settore banqueting e catering“. E così nascono prima REstoro Solidale, poi Maki Pub Solidale, in partnership con altre realtà. Anzitutto, raccontaci brevemente cosa sono e come funzionano. E, poi, in che modo questi progetti favoriscono la crescita individuale della persona? Attraverso quali strumenti in particolare?

L’attività predominante della cooperativa è stata per i primi trent’anni l’assemblaggio e i cablaggi di materiali plastici ed elettrici, lavori che ci vengono forniti da aziende profit esterne. Con gli anni, ci siamo accorti che questi lavori non erano adatti a tutti i ragazzi diversamente abili, ma alcuni potevano puntare (perché con più autonomia) a fare un salto lavorando in mansioni più articolate e a contatto con il pubblico.

Dopo alcuni anni di ragionamenti e di progettazione, nel 2008, abbiamo realizzato unitamente al comune di Reggio Emilia il  “Punto Restoro” – un piccolo bar analcolico situato in uno dei parchi più belli della città di Reggio. Un bar speciale perché si cerca di dare priorità a prodotti a km “0” e provenienti dal commercio equo-solidale. All’interno del bar, lavorano tutti i giorni persone diversamente abili e con disagio sociale.

Dopo il primo anno di sperimentazione, il progetto ha preso il via e, dal bar, siamo passati ad aprire una birreria nel comune di Bagnolo in piano (RE).

Nel 2010, abbiamo inaugurato il Maki Pub Solidale, la prima birreria in Italia gestita da una cooperativa sociale e dove, all’interno, trovano lavoro ben cinque ragazzi diversamente abili. Il Maki Pub è stato arredato tramite la Cooperativa Sociale Ravinala che da tanti anni si occupa di commercio equo solidale importando artigianato proveniente dal Madagascar e garantendo una giusta retribuzione agli artigiani malgasci.

Anche il Maki Pub nasce per valorizzare i prodotti del territorio (km “0”) e del commercio equo solidale, oltre a realizzare iniziative culturali, come concerti live, presentazioni di libri, serate a tema, ecc.

Sempre nel 2010, contestualmente al Maki Pub, nasce il progetto di catering e banqueting. Questo progetto, oggi  diventato l’attività predominante della cooperatitva (in termini di occupazione e fatturato), ci dà l’opportunità  di progettare e realizzare banchetti e ricevimenti, cocktails, rinfreschi, buffet, pranzi di lavoro e cene di gala, cerimonie e matrimoni, cuoco a domicilio, feste, eventi speciali e tanto altro.

Offriamo la possibilità di utilizzare, per ogni tipo di evento, materie prime provenienti dal circuito biologico ed equo-solidale per diffondere e valorizzare una diversa idea di consumo. Questo progetto assicura lavoro a cinque ragazzi diversamente abili.

In questi anni di attività, ci siamo accorti che era importante metterci in rete con altre realtà cooperative che potevano completare i servizi di banqueting; dalle bomboniere, alla stampa, alle partecipazioni, agli addobbi floreali, ecc. Nasce così il gruppo Bouquet – Banqueting solidale

 

4. Infine, se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico, che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè.

Se io fossi il Ministro dello sviluppo economico, cercherei di dare più spazi per l’innovazione della cooperazione sociale e delle imprese attraverso bandi di finanziamento e accesso al credito.

I nostri progetti, che oggi nonostante la crisi tirano la cooperativa, sono stati realizzate grazie ad un finanziamento a fondo perduto della Regione Emilia Romagna e di alcune Fondazioni bancarie (senza questa boccata di ossigeno, il Girasole oggi non esisterebbe più e venticinque ragazzi diversamente abili sarebbe disoccupati). Credo che dare quest’opportunità anche ad altre cooperative e sopratutto in regioni meno sensibili al sociale sarebbe fondamentale.

 

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