RicercAzione: il fare impresa, insieme, a partire dalla ricerca

Oggi, all’interno del nostro viaggio fra le cooperative dell’Emilia-Romagna, vogliamo presentarvi RicercAzione, società di ricerca e intervento che opera in svariati ambiti, dalla genitorialità  alla progettazione europea etc., inerenti pubblico e privato.

Claudia Gatta, durante l’intervista, ha posto l’accento su alcuni concetti fondamentali come il rapporto teoria-pratica, il potenziale femminile, il valore della ricerca, il confronto fra modelli di welfare e, soprattutto, il tema della conciliazione.

Vediamo, più nel dettaglio, le sue riflessioni.

Buona lettura!

 

1.  Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Sono Claudia Gatta, Presidente della cooperativa RicercAzione. Partirei presentando il mio percorso di studi perché è stato questo a portarmi alla cooperazione. Sono nata a Forlì e mi sono laureata in sociologia a Urbino, quindi, fuori dalla mia regione. Dopo la laurea, ho cominciato a collaborare con l’Università, anche se fin da subito l’aspetto teorico, tipicamente accademico, si presenta come un limite alla mia ricerca di praticità, soprattutto applicata al mondo del lavoro.

Ho iniziato, così, a fare i primi lavori sul campo (intervistavo e, in questo modo, ero collegata a diverse reti), finché non sono entrata in contatto con una realtà cooperativa bolognese che si occupava di ricerca. Questa satellitava intorno all’Università e non aveva declinato quello che significava essere una cooperativa – quindi un gruppo di persone -  ma, semplicemente, funzionava come punto di gestione amministrativa della ricerca, non come metodo e contenuto.

Quando ho cominciato ad informarmi un po’ sulle cooperative, ho visto che in realtà potevano essere ben altro e, così, ho cominciato ad indagare e a far domande: per esempio, chi rappresentava le cooperative per cui lavoravo? Presto, mi sono resa conto che i soci di questa cooperativa avevano poco a che fare con la sociologia pratica, la progettazione e la ricerca, quindi con l’impatto sociale che le indagini potevano avere. Ripeto, erano dei gestori amministrativi puri.

Da lì, è partita l’idea di entrare all’interno di questo contenitore (la cooperativa)  e provare a ripartire facendo  cooperazione con altre persone che, come me, avevano bisogno di lavorare ma volevano anche tentare di farlo in ambito cooperativo, cioè mettendo in pratica quello che avevano studiato e per cui si sentivano vocati (usiamo questa parola).

Erano gli anni ’90 quando sono entrata a far parte della cooperativa e abbiamo cominciato a coniugare il “fare impresa” con il “fare ricerca”, cominciando dal nostro territorio: siamo partiti da Faenza (città dove opera RicercAzione), cercando di applicare il metodo della ricerca alle specifiche esigenze del territorio. Qui, abbiamo lavorato molto, per esempio, per l’integrazione dei cittadini provenienti da altri paesi e, nel tempo, dalle ricerche, abbiamo progettato un servizio (che, poi, è diventato il servizio di informazione per i cittadini stranieri del Comune di Faenza), con un’ottica diversa dall’appalto (ore – lavoro), ovvero, un approccio che nasce dal bisogno espresso dal territorio e una progettualità continua: la consulta stranieri, l’empowerment femminile, la formazione, la prevenzione, connettendo al centro risorse provenienti da altre reti del territorio.

Abbiamo realizzato interventi (progettuali ed educativi) sulle differenze di genere, l’educazione cooperativa collaborando con i docenti e gli alunni di istituti scolastici medie e superiori, ecc. Con questi brevi esempi, ho voluto raccontarvi alcuni perché ….. di RicercAzione.

Dalla ricerca all’azione, appunto.

 

2. A proposito del nuovo servizio ‘Bottega dei Servizi’, raccontaci brevemente cos’è e perchè è nato.

La Bottega dei Servizi è una rete di punti vendita (Faenza e Ravenna) in cui puoi acquistare i servizi delle cooperative del territorio.

Le varie proposte sono rivolte principalmente alla cura della persona e degli spazi domestici, ma possono essere personalizzate e ridefinite sulla base delle proprie esigenze.

Com’è nata?

Come gruppo di lavoro 2 anni fa, abbiamo cominciato a lavorare per la Commissione Dirigenti Cooperatrici (una commissione nazionale che nasce in seno a Confcooperative), portando avanti un progetto d’indagine nazionale su 14 regioni, incentrato sul rapporto fra Famiglia, Impresa e Lavoro – F.I.L. (tema di cui si parla molto ultimamente, sia a livello di informazione, stampa, televisione che a livello politico).

Secondo il nostro modello di ricerca, ritengo che il welfare aziendale non vada visto isolatamente, piuttosto, andrebbe considerato in stretto contatto con la comunità e l’impresa e vissuto in modo molto partecipato dalle persone che fanno parte dell’impresa o del territorio. Per riuscire a far funzionare tutta la macchina, è necessario riuscire ad integrare tutti questi elementi. Dal lavoro di indagine, interamente finanziato da tutte le cooperative attraverso il Fondo per lo Sviluppo della Cooperazione (ci tengo molto a dirlo perché non sempre le cooperative sono coscienti di quel che viene fatto con il 3% del Fondo nazionale), abbiamo iniziato a definire una sorta di “paniere dei bisogni”, legato al rapporto famiglia-impresa-lavoro – seguendo le linee ISTAT – che ha un significato non solo di bisogno e uso, ma anche economico. Tutti questi elementi sono stati inseriti all’interno del progetto e, al termine, la soluzione è stata quella di individuare delle reti imprenditoriali per la conciliazione; da lì, abbiamo avviato un nuovo percorso imprenditoriale che è quello di Bottega dei Servizi. Il tema della conciliazione, per noi centrale, non si risolve con la sola cooperazione sociale perchè è trasversale: riguarda ogni singolo individuo e si realizzanell’aiutare le persone a migliorare la propria qualità di vita anche attraverso il percorso lavorativo.

Bottega di Servizi è, quindi, una cooperativa di cooperative (perché sono 10 cooperative che l’hanno fatta nascere e sono cooperative) che provengono da diversi settori. Abbiamo cercato di mettere insieme le cooperative in grado di rispondere a tutti quei bisogni rilevati dal lavoro di indagine. Partecipano, a oggi, una cooperativa che si occupa di ristorazione, un paio di cooperative che si occupano di pulizie di spazi domestici, di verde e di traslochi, due cooperative sociali che si occupano di anziani, di bambini e di giovani, cooperative di trasporti, facchinaggio e sanificazioni ed anche impianti elettrici ed imbiancature. All’interno promuoviamo un’agenzia interinale originaria di Trento, sensibile alle tematiche del “badantato”.

Sono negozi accoglienti, caratterizzati da personale che orienta chi ha bisogni familiari specifici (chi ha bisogni meno familiari ma più legati al tema della casa, ecc.) E’ “una risposta cooperativa” perché, grazie a Bottega dei Servizi, abbiamo trovato il modo di fare lavorare le nostre cooperative e il loro personale. Il termine bottega è stato proprio individuato perché si voleva pensare all’antica bottega artigiana, dove tu entravi e trovavi tutta la filiera di ciò che veniva prodotto; trovavi dal “cinno” (il bambino, in dialetto emiliano-romagnolo) al prodotto finito.

Un rapporto, dunque, che va in due direzioni: l’orientamento della famiglia e delle persone che stanno in negozio e l’orientamento che facciamo anche per le nostre cooperative. Un rapporto necessario anche per studiare modalità di calmierare i costi che purtroppo sono a volte troppo alti per le famiglie, occorre quindi studiare sistemi per abbassarli e qui ci stimo provando, è un grande laboratorio!!

 

3. Pensi che gli strumenti del web 2.0 siano, in qualche modo, utili allo sviluppo di modelli come questi che state portando avanti? Trovi dei limiti? Che idea hai?

Il livello tecnologico-comunicativo offerto dai social network lo vedo, oggi, come un’enorme potenzialità.

Tuttavia, come sistema Italia, credo che stiamo tuttora pagando uno scarto non di anni, di tempo, ma culturale, fra la grande innovazione che siamo capaci di generare e come poi siamo in grado di calare tutto nella realtà. Questo si vede pure nei social network che, a volte, diventano posti in cui ti perdi e lo starci dentro, secondo me, dovrebbe invece essere una scelta bene accurata e utilizzata, quindi non puramente ad uno scopo promozionale.

La parte di comunicazione è importante, la parte in cui noi siamo molto indietro – e mi ci metto anche imprenditorialmente. Abbiamo fatto tante pubblicazioni e siamo pieni di libri, però, se restano lì e non generano cultura, allora, il tema di un’ecologia anche nella comunicazione penso sia interessante, magari “qualcosa la butti, qualcosa la metti da parte”.

 

4. infine, se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè.

Intanto sarei una donna finalmente! Poi, per aiutare e favorire la cooperazione, lavorerei molto con il Ministro dell’Istruzione, nel senso che mi metterei a lavorare per introdurre quelle che sono le tematiche del metodo cooperativo, quindi, cosa significa lavorare in cooperativa; e cercherei di sviluppare questo in accordo con l’Istruzione: le prime misure sono misure che devono arrivare alle persone, specie ai giovani. In questi anni di studi, ho visto che i territori (ad esempio mi riferisco al Trentino, dove hanno investito moltissime risorse economiche per l’istruzione), stanno affrontando il tema della collaborazione non come “stiamo tutti bene insieme” ma “come arrivare ad un risultato insieme”, “come riuscire a portare gli altri con te ad una meta”, quindi, lavorerei tanto trasversalemente perché lavorare insieme e lavorare in modo trasversale non sono sinonimi, e anche come modelli sono diversi.

 

 

 

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