Cefal, una cooperativa al servizio dello sviluppo complessivo dell’individuo

Questo giovedì, per la rubrica Storie di Cooperazione, abbiamo intervistato Maria Teresa Castaldi, Presidente di CefalConsorzio Europeo per la Formazione e l’Addestramento dei Lavoratori, accreditato dalla Regione Emilia-Romagna.

Cefal inizia a muovere i suoi primi passi nel 1972 e, dal 2009, assume l’attuale configurazione di Ente di Formazione del Movimento Cristiano Lavoratori, ispirandosi costantemente proprio ai valori cristiani. L’operato di questa cooperativa si rifà al bisogno di modelli educativi e di crescita insito nelle persone, nella fattispecie nei lavoratori e in particolar modo in quelli che presentano delle difficoltà e degli svantaggi; a tal riguardo, Cefal organizza corsi di formazione professionali che siano al passo con i cambiamenti sociali e finalizzati ad agevolare e orientare lo sviluppo complessivo dell’individuo, quindi culturale e morale anche, concependo il lavoro come fattore decisivo in un quadro di maturazione a 360°, quindi lavoro inteso non solo come fonte di sostentamento materiale ma pure di gratificazione psicologica ed emotiva.

Buona lettura!

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Intanto, vorrei fare una precisazione: più che di modello, preferirei parlare di valore della cooperazione, la cui funzione sociale è peraltro riconosciuta e tutelata dalla nostra Carta Costituzionale.

Dal principio della mutualità senza speculazioni privatiste discende, pertanto, un modo di fare impresa con un’attualità non scalfita nel tempo. Anzi, credo che la forma cooperativa, oggi, sia uno dei pochissimi argini in grado di fronteggiare la terribile crisi economica che il nostro Paese sta vivendo. Una barriera difensiva in termini occupazionali con evidenti ricadute sociali. Il modello cooperativo ha il suo cardine nel non schiacciare il singolo, nell’essere un’azienda dal volto umano capace di valorizzare le attitudini di ogni componente. Proprio come accade nell’impresa formativa su cui il Cefal ha aperto una riflessione. Inoltre, la capacità di sapere lavorare in rete, permette di andare ad incidere in quelle nicchie di mercato “scartate” dall’impresa tradizionale, ma che, toccate dalla cooperazione, si trasformano in terreni produttivi.

2. Nel vostro sito si legge come la vostra azione di orientamento si adegui al nostro tempo ovvero un’epoca caratterizzata da vistosi mutamenti sociali, economici, ecc. Potresti spiegarmi come fate – in concreto – ad adeguarvi a questi cambiamenti?

Non è semplice, in effetti. Ma è nel DNA del Cefal innovarsi sempre, fiutando i cambiamenti: intanto, ciò avviene grazie ad uno staff di livello, persone competenti che sanno guardare oltre e, soprattutto, che credono davvero in ciò che fanno. Insomma, più che un lavoro, un impegno. In secondo luogo, il Cefal, proprio in virtù di quella logica del saper operare in rete, ha allacciato rapporti con moltissimi partner non solo italiani, ma anche europei o extracomunitari; ciò permette una visione più ampia, avendo a disposizione ulteriori sensori sulle dinamiche sociali che ormai hanno assunto connotazioni che vanno ben oltre i nostri confini. Infine, ma non per questo di minore importanza, sono le stesse persone per cui lavoriamo che ci “raccontano” il cambiamento. Con un termine un po’ burocratico, sono i nostri utenti che, con i loro bisogni, ci dicono dove stiamo andando e quali sono le risposte necessarie. Ecco perché per il Cefal il dialogo è un fondamentale strumento di lavoro.

3. Un elemento interessante è il ruolo dato alla cucina sia sul versante della tutela della natura che del patrimonio culturale, locale. Un ristorante a Bologna, il progetto KEYQ ecc. Raccontami come nasce questa idea.

Questa idea nasce dal territorio. Le ricette, il patrimonio agro-alimentare (perché questo è, un patrimonio) sono i nostri migliori ambasciatori, ma anche di altri Paesi. Come nel caso del progetto europeo KEYQ che, attraverso agricoltura e cucina, fa dialogare le due sponde dell’Adriatico; oppure in quello connesso con il progetto PaRaDiSo-PAne RAcconti DIalogo e Solidarietà dove il Cefal organizza scambi tra studenti delle scuole di ristorazione italiane e croati. Visto il potenziale in chiave di sviluppo socio-economico, il Cefal ha deciso di investire sull’agro-alimentare, costruendo dei percorsi formativi e avviando attività.  Per esempio, il ristorante Le Torri, in via della Liberazione a Bologna, rappresenta questo connubio: valorizzazione delle ricette tipiche e opportunità di lavoro per tanti giovani chef o maitre di sala che vogliono cimentarsi in questo mestiere.

4. Infine, se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè?

Compito arduo guidare il dicastero dello Sviluppo Economico, durante questo uragano. La prima cosa che mi viene in mente è che agirei sulle leve degli sgravi fiscali che potrebbero diventare uno strumento di reale inclusione sociali delle persone più deboli; perché impegnarsi per gli ultimi, dando loro un’opportunità che altrimenti sarebbe negata, non solo si può ma si deve.

 

 

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