Atanor, la rinnovata centralità e attualità del saper fare artigiano

Oggi, per la rubrica Storie di cooperazione, vogliamo presentarvi l’esperienza di Atanor Officina degli Elementi, una cooperativa bolognese molto interessante perché si occupa ad ampio raggio di artigianato, un ambito che oggi sta tornando alla ribalta con una nuova attualità e vitalità, grazie anche e soprattutto al movimento dei Makers.

Su questo movimento, è stato detto tanto: c’è chi l’ha definito una nuova rivoluzione industriale, chi un futuro fai da te, chi una cultura partecipativa applicata alla produzione etc. Essenzialmente, rifacendoci alle parole di Chris Anderson, autore di Makers. Il ritorno dei produttori, potremmo dire che si tratta di un rinnovato rapporto fra inventori (che non significa necessariamente imprenditori) e cultura digitale, un ritorno dal virtuale al reale, anzi, una fusione fra queste due dimensioni. Sicuramente, quindi, Makers vuol dire artigianato e artigiano.

Così, mossi anche dalla centralità dell’argomento, siamo ben lieti di potervi parlare di Atanor Officina degli Elementi che, appunto, con entusiasmo e passione, si impegna nella produzione di mobili, falegnameria e restauro, grazie al saper fare dei suoi soci che, come ci hanno confermato durante l’intervista, in prima istanza, sono motivati da una forte componente emotiva e umana in senso lato.

 

Buona lettura!

1. Presentatevi e raccontate brevemente cosa, per voi, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Atanor officina degli elementi è una Cooperativa di produzione e lavoro costituita a Bologna nel 2006: è un centro polifunzionale di artigianato, falegnameria e restauro, nato da un’idea del suo Presidente, Romano Venturi, docente e restauratore del legno da sempre.

Organizziamo con successo corsi di formazione professionale, laboratori, stage, mostre d’ arte, eventi culturali e visite guidate.

Rispetto ad altri tipi di società, la cooperativa intende valorizzare soprattutto il capitale umano, non persegue infatti  un profitto speculativo ma la soddisfazione dei bisogni degli associati, benché correlati sempre ad esigenze economiche, mediante il mutuo aiuto; e si propone di essere un’impresa democraticamente autogestita. La ricompensa emotiva per l’impegno è duplice: il lavoratore si sente ancorato nella realtà tangibile e può provare orgoglio per  il lavoro svolto.

2. Voi soci presentate diversità in relazione a formazione, esperienza e percorso. Potreste raccontarci come è nata l’idea di unirvi in cooperativa? Quali sono stati, e sono, i vostri valori guida e le vostre finalità?

La differenza sta, infatti, proprio nell’avere al proprio fianco persone che, per il benessere proprio e della cooperativa, propongono idee e nuove opportunità che vengono poi discusse da tutti i soci. Siamo persone provenienti da settori professionali e percorsi di studio differenti che si uniscono per il benessere della cooperativa e il raggiungimento di obiettivi comuni. L’idea di costituire Atanor Officina degli Elementi è nata per soddisfare un bisogno fondamentale, che è quello di saper fare.

L’arte preziosa degli artigiani è stata, infatti, il motore che ha dato vita alla Cooperativa che, a tutti gli effetti,  può definirsi una Bottega-scuola: le botteghe-scuola di antica memoria erano finalizzate alla nascita di nuove realtà imprenditoriali nel settore dell’artigianato e per consentire, a persone particolarmente dotate e motivate, di partecipare all’esperienza lavorativa e alla vita di un laboratorio, sotto la guida di  maestri-artigiani, usufruendo di percorsi formativi  finalizzati. Così, in un  momento storico in cui il mercato del lavoro relativo all’artigianato, dopo un periodo contraddistinto da flessioni e da fenomeni di involuzione, si conferma particolarmente dinamico, Atanor si propone come struttura in grado di fornire un percorso formativo completo che parte dalla formazione tecnica dell’individuo fino alla concretizzazione di un progetto individuale che permette ad ogni allievo di acquisire non solo competenze, abilità e stili individuali, ma anche la consapevolezza di svolgere un lavoro creativo, innovativo, utile, ecologico e non ripetitivo.

La frequenza dei nostri corsi offre la possibilità a chiunque, attraverso la pratica manuale in un vero laboratorio artigiano, di iniziare a conoscere le problematiche della materia e di affrontare al meglio le varie fasi che ogni intervento di lavorazione implica.

3. Da qualche anno è sempre più effervescente il dibattito sui Makers [un movimento culturale contemporaneo, che rappresenta un'estensione - su base tecnologica - del tradizionale mondo del fai da te]. Tra gli interessi tipici dei makers vi sono realizzazioni di tipo ingegneristico, ma anche attività più convenzionali, come lavorazione del metallo, del legno e dell’artigianato. Il tutto in profonda relazione con il modello collaborativo tipico delle reti sociali del web [social network, concorsi di open design, ecc]. A questo proposito, cosa ne pensate di questo modello? Esiste una contaminazione possibile tra lavoro artigiano ed economia globale? Credete utile generare valore economico unendo saper fare tradizionale e marketing?

L’artigiano è la figura rappresentativa di una specifica condizione umana: quella del mettere un impegno personale nelle cose che si fanno.

E’ ormai provato che qualsiasi tipo di attività, dal negozietto di periferia, alle grandi aziende, agli artigiani, deve necessariamente passare dal web. Il passaparola verbale è diventato ormai solo parte del grande meccanismo economico che ti permette di lavorare nell’economia globale.

I social network, un sito web costantemente aggiornato, eventi e iniziative per coinvolgere la popolazione e gli addetti ai lavori, sono fronti  per noi di grande impegno. Indispensabili per farsi conoscere, e diventare da locali a globali.

I nostri allievi vengono da tutta Italia, e in qualche caso anche da oltre oceano!

4. A tal proposito, leggiamo che avete appena promosso Revive, concorso di design sostenibile aperto a tutti gli appassionati di arredamento, design e riciclo, chiamati ad inviare proposte d’arredo a basso impatto energetico. Potreste raccontarci come è nata l’idea e cosa significa, che valore ha, per voi, il design sostenibile? A chi è rivolto l’oggetto del concorso?

Proprio in quest’ottica di apertura e condivisione, è nata l’idea del concorso REVIVE, il cui scopo è collaborare con architetti/interior designers o semplici appassionati per sottolineare l’importanza di un’attività attenta all’ambiente, tematica che ci è molto cara.

Sempre più persone scelgono infatti mete responsabili, privilegiando strutture attente al rispetto dell’ambiente e del contesto locale.

Fino al 10 maggio, è possibile inviare proposte di arredo green per l’arredo della taverna di un ristorante biologico a Bologna.

Per info, potrete scrivere a info@atanorofficinaelementi.com e visitare la pagina Facebook Atanor Officina degli Elementi.

 

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