It2, il costante impegno per scoprire le potenzialità e i talenti di tutti gli individui

Questo giovedì, per la consueta rubrica Storie di Cooperazione, vi parleremo di una realtà bolognese, it2, impresa possibile impresa in transizione [Su Facebook Società Cooperativa It2].

Questa cooperativa, impegnata da oltre un decennio nell’inserimento lavorativo di individui che presentano difficoltà di vario tipo, sembrerebbe voler ampliare i suoi orizzonti di progettazione e fattibilità, di innovazione e costante aggiornamento, già dalla scelta del proprio nome che include appunto categorie quali possibilità e transizione.

Adesso, vi lasciamo alle parole del suo Presidente, Roberta Benetti. 

Buona lettura!

 

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Senza il modello cooperativo, It2 non esisterebbe. It2 è la concretizzazione di quei valori che sono il DNA stesso dell’essere cooperativa: mutualità o, declinando il termine in tempi più moderni,  responsabilità solidale; attenzione agli ultimi, ovvero a coloro che, senza una tutela cooperativa, sarebbero espulsi dal mondo produttivo; socialità ovvero la capacità di lavorare per una crescita equilibrata della nostra comunità e di saper creare reti di intervento, sollecitando le energie del territorio da cui la cooperativa trae linfa. Collante di questi principi eguaglianza, onestà, trasparenza e altruismo. It2 è questo: l’essere un’impresa di transizione che, attingendo ai valori della cooperazione, accompagna i più deboli nel loro ingresso nel mondo del lavoro.

2. Noto, dal vostro sito, un’attenzione al recupero sociale dei detenuti tramite varie attività. In base alla vostra esperienza, gli esiti, a riguardo, sono positivi?

Senza alcun dubbio. Un solo dato per tutti: secondo recenti statistiche, il lavoro negli istituti penitenziari permette di abbattere la recidiva anche del 70-80%. E, se questo non fosse ancora sufficiente, va detto che sono i detenuti stessi a chiedere di poter essere occupati. Oltretutto, è la nostra Carta Costituzionale a stabilire come il lavoro sia parte fondante del trattamento di recupero: l’impianto Raee nella Casa Circondariale di Bologna affonda qui il suo perchè. Grazie al sostegno delle istituzioni e ad Hera, It2 ha scelto di aprire un impianto Raee proprio dentro il carcere. I due detenuti che ogni mese, dietro quel muro di cinta, smaltiscono dalle 15 alle 20 tonnellate di rifiuti elettrici (per lo più lavatrici, forni e lavastoviglie) rappresentano una possibilità per tutti.

3. E, poi, cosa intendete per lavoratori invisibili?

Quelli che il meccanismo produttivo imperante ignora, scarta o peggio ancora stritola. Detenuti, migranti, adulti o anche giovani che vivono in condizioni di fragilità sociale sono considerati improduttivi. It2 nasce per loro: una cooperativa che è un’impresa di transizione. In questo modo, puntando sull’innovazione e su differenti formule produttive,  It2 dimostra che quelle persone, messe nelle giuste condizioni, possono dare un contributo reale in termini economici alla crescita del nostro territorio e quindi della nostra società. Sono portatori di talenti, attitudini che vanno valorizzate. Una volta compreso questo, non vi è differenza alcuna con i lavoratori visibili. L’impianto Raee o le nostre Sarted’arte sono lì a testimoniarlo.

4. Infine, se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico, che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè.

Cercherei di spingere l’acceleratore sugli sgravi destinati a quelle imprese che davvero danno gambe alla loro responsabilità sociale. Non certo in una logica assistenziale, ma di sviluppo armonico della nostra comunità.

 

 

 Le foto sono state realizzate dallo Studio Eikon, Bologna.

 

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