Diario di bordo dal Progetto Leonardo da Vinci COOP-KEYS: Viola, una giovane antropologa a Malta

Il 25 e 26 marzo a Bologna, si sono svolte presso la sede di Confcooperative Emilia Romagna 2 giornate di formazione pre-partenza, coordinate da Irecoop Emilia Romagna e dalla Cooperativa Sociale Kara Bobowski, che hanno visto la partecipazione dei 39 ragazzi selezionati all’interno del Progetto Leonardo da Vinci COOP-KEYS15 settimane di stage professionalizzante nel periodo aprile – luglio 2013 nelle seguenti destinazioni: Belgio, Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia e Malta.

Così, OpenUp ha deciso di seguire attivamente il progetto e proporvi il racconto di queste esperienze internazionali, attraverso le parole dei suoi protagonisti.

Oggi, è la volta di Viola, una ragazza che dopo molti anni trascorsi con entusiasmo sui libri di antropologia, si è resa conto che il suo Paese non le offriva le opportunità in cui aveva sperato. Così, in modo coraggioso, ha deciso di partire e di provare a realizzare i suoi sogni e i suoi talenti all’estero, a Malta.

Di seguito, pubblichiamo un estratto del suo diario di bordo, dove ci racconta come nasce la scelta della destinazione, l’associazione che l’ha indirizzata e guidata, e altri aneddoti ancora: episodi di vita che intrecciano la curiosità e l’intraprendenza di una giovane donna, con l’interpretazione culturale – anzi, multiculturale –  di un’antropologa.

Buona lettura!

 

Malta, 15 maggio 2013

Chi l’avrebbe mai detto che sarei stata 15 settimane su quest’isola stupenda a vivere l’esperienza più bella della mia vita! Quando ho sostenuto il colloquio motivazionale, mi è stato domandato perché avessi scelto Manchester come destinazione. A quel punto, ho pensato che non sapevo esattamente la ragione della mia decisione ma che comunque, forse, dipendeva dal fatto che lì, a Manchester, si parlasse l’inglese; oltre che dal numero di posti disponibili, ben 10. Fortunatamente, allora, mi è stato suggerito che sarebbe stato più indicato scegliere Malta perché, nonostante vi fosse solo un posto disponibile, avrei comunque avuto maggiori possibilità di essere selezionata in virtù del mio CV.

E così è stato: ora sono qui da quasi un mese, e ho deciso di iniziare un diario di bordo. Fino a oggi, solo in un’occasione ho seriamente pensato di tornare a casa, in Italia; poi, però, confrontandomi con altri italiani – anche loro qui con un progetto simile al mio – ho scoperto che non ero stata la sola a valutare l’idea. In special modo, mi hanno colpito le parole di una ragazza che mi ha raccontato del suo forte desiderio di allontanarsi dall’Italia, da un tipo di vita monotona e, soprattutto, di andare via da un Paese che, ad oggi, non offre reali possibilità lavorative. Un desiderio, il suo, così risoluto e determinato che, infine, l’ha portata a restare all’estero fino alla fine del progetto.

Ho lungamente riflettuto su quel dialogo, capendo, realizzando, come quella fosse la mia stessa posizione: anche io ho sempre detto ai miei genitori e ai miei amici che l’Italia non mi stava  dando nulla; che non mi sentivo realizzata e non avevo un lavoro; inoltre; non possedevo neppure una vera esperienza lavorativa perchè,  nella mia vita,  ho sempre studiato e mai lavorato.

[...] Qui, durante la settimana, lavoro fra le 9:00 e le 17:00. Per giungere al mio ufficio, prendo due autobus e, in un’ora, arrivo alla scalinata che devo percorrere… esattamente 36 scalini, e non voglio immaginare come sarà ardua l’impresa durante l’estate!

SOS Malta è un’Organizzazione non governativa che si occupa di promuovere l’integrazione attraverso differenti settori della società maltese, in particolare persone giovani e rifugiati.

Durante la mia esperienza, purtroppo, ho assistito a tanti fenomeni di razzismo: un ragazzo del gruppo dei musicisti africani che lavora con noi a SOS Malta mi ha raccontato che è molto spaventato all’ idea di venire con me a Paceville perché un suo amico africano è stato picchiato brutalmente da ragazzi maltesi fino a rompergli tutti i denti davanti. Per non parlare di quella volta che, sull’autobus, questo ragazzo africano si è alzato per far sedere una signora anziana che molto maleducatamente gli ha risposto “grazie, ma non mi siedo dove ti sei seduto tu!”.  Neanche fossimo ai tempi di Martin Luther King! Per fortuna, esistono organizzazioni come SOS Malta che si occupano di far conoscere le culture differenti da quella maltese nelle scuole.

Il 24 aprile, sono andata con la mia tutor e il gruppo di musicisti africani in una scuola media esclusivamente femminile, che loro chiamano collegio. Le ragazzine hanno 13 anni e portano tutte una divisa. Abbiamo assistito ad una presentazione sulla vita quotidiana e le abitudini culturali somale ed eritree. L’introduzione è stata fatta personalmente dai 5 musicisti africani. Una ragazzina ha chiesto “ma, in Eritrea, cosa fa l’uomo mentre la donna cucina?” Bella domanda, ho pensato! In Eritrea, l’uomo lavora e porta a casa i soldi per far comprare alla donna e alla sua famiglia ciò che serve per vivere, ho risposto. Allora, le ragazze hanno cominciato a sbracciarsi  per essere scelte  in una gara in cui il vincitore poteva chiedere informazioni sulla vita privata di questi ventisettenni. I 5 giovani erano entusiasti e contenti di spiegare come mai sono arrivati a Malta dall’Africa, in quanti erano sul gommone, dopo quanto tempo hanno ricontattato la famiglia d’origine etc.

Dopo una mezz’ora, è giunto il momento del ballo tipico: le ragazze si sono vestite con la gonnella in paglia e i ragazzi africani hanno distribuito strumenti manuali locali. Mentre due dei ragazzi suonavano i loro strumenti, gli altri 3 cercavano di coinvolgere le ragazze nel ballo. Le più scatenate si sono lanciate in un ballo tribale e “confusionale” allo stesso tempo. Sul muro della scuola, si potevano leggere dei cartelloni di benvenuto; uno in particolare recitava “In the world there’s  only one race: the Human Race”E’ stata una giornata molto impegnativa ma anche tanto soddisfacente e coinvolgente perché ho potuto apprezzare la cultura di popoli diversi dl mio; non che prima non conoscessi certe cose – da antropologa,  le ho studiate – ma, in questi giorni, ho vissuto concretamente, in prima persona, il confronto con un’altra cultura.

Viola Signorini

 

 

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