Integrazione Lavoro: “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”

Questo giovedì, per la rubrica Storie di Cooperazione, vi raccontiamo l’esperienza della Cooperativa Sociale Integrazione Lavoro (su Twitter @intlavoro)

Questa realtà ferrarese nasce e si adopera tutt’oggi per dare una concreta opportunità lavorativa agli individui, portatori di disabilità di diverso tipo, mossi dal desiderio di dimostrare i propri talenti, insieme a capacità e competenze acquisite. Vediamo, ora, nello specifico, di cosa si occupa, quali servizi offre e che tipo di obiettivi persegue.

Buona lettura!

1. Presentati e racconta brevemente cosa, per te, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Mi chiamo Andrea Zimelli e sono Vice Presidente della Cooperativa Sociale Integrazione Lavoro da quattro anni. La nostra cooperativa nasce nel 1992 con lo scopo di inserire, nelle proprie attività lavorative, soggetti disabili in uscita dai corsi di formazione che, nonostante le abilità acquisite, non sono in grado di entrare nel mondo lavorativo.

Operiamo sia nel campo dell’accoglienza di persone con disabilità – attraverso la gestione di una Casa Famiglia e di un Gruppo Appartamento in località Baura di Ferrara – sia nel campo dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità e svantaggiati, attraverso attività di trasporto e accompagnamento sociale, informazione e consulenza, produzione di pasta fresca, organizzazione di eventi, informatica (inserimento dati, archiviazione, grafica) e preparazione e recapito di posta.

La Cooperativa Integrazione Lavoro, nel corso degli ultimi anni, ha osservato una decisa e ulteriore crescita delle proprie attività, sia in termini di nuovi soci che hanno richiesto e ottenuto l’ammissione, che di iniziative e servizi che hanno reso possibile un forte aumento nel valore della produzione e delle risposte ai bisogni del territorio che abbiamo soddisfatto.

Per me, il modello cooperativo significa riuscire a mettere al centro le persone e i loro bisogni, sia che si tratti di soci lavoratori e sia che si tratti della comunità in cui si opera; dalle persone riuscire a partire per trasmettere e sviluppare partecipazione, coinvolgimento anche rispetto alle proprie capacità, riconoscimento e responsabilizzazione del proprio ruolo all’interno del gruppo. In questi anni, abbiamo visto tante persone crescere all’interno del modello cooperativo, sia a livello umano che professionale, e sceglierlo in molti casi per la possibilità di maggiore partecipazione e realizzazione che rappresenta. L’altro aspetto molto interessante che la cooperazione presenta è sicuramente il coinvolgimento dal basso di tante realtà e soggetti, sia pubblici che privati, oltre ad altre componenti dell’economia civile, con le quali co-progettare interventi e risposte ai bisogni che le proprie comunità affrontano.

2. A proposito di modello cooperativo, Integrazione Lavoro – dal suo esordio nel 1992 ad oggi – ha notevolmente ampliato il proprio ventaglio di servizi offerti (dalla spedizione di testi sino a progetti di grafica, e molto altro). Secondo la tua esperienza, il modello cooperativo è particolarmente propenso alla diversificazione dell’offerta commerciale?

Assolutamente sì: il modello cooperativo, per sua stessa natura, è attento a diversificare la propria offerta a partire dai bisogni e anche dalle aspirazioni, oltre che dalle capacità dei propri soci, per aumentare al massimo la propria finalità mutualistica.

Inoltre, in un momento di difficoltà anche per il nostro settore – rispetto in particolare ad una restrizione economica abbastanza decisa da parte delle Amministrazioni Locali con le quali storicamente la cooperazione ha portato avanti progettualità, convenzionamenti e gare d’appalto – è necessario sempre più ripartire dall’ascolto dei bisogni delle proprie comunità e dei propri territori per saper interpretare tali aspetti e tentare di offrire una risposta anche da un punto di vista totalmente privato, al tempo stesso mantenendo però un’attenzione e un equilibrio ai costi che possono essere offerti alle persone.

 

3. Scendendo più nello specifico della vostra attività, credi che il lavoro – soprattutto quello creativo – assuma un carattere terapeutico per persone con problemi psico-fisici? Se sì, perchè, in che modo?

Tra le varie definizioni della parola “creatività”, se ne trova una interessante e strettamente legata al concetto di cooperazione sociale: creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.

Creatività è proporre al territorio servizi tarati e ragionati in maniera sensibile, tecnica e dinamica sui bisogni delle persone, mettendole al centro dei propri progetti e avendo come obiettivo la miglior qualità della vita possibile. In quest’ottica, creatività si carica di significato “terapeutico”: nel creare rapporti con e tra le persone, nell’allargarne la rete sociale, nell’ampliare, anche rendendo realmente accessibile ciò che già esiste, una gamma di offerte che va dall’inserimento lavorativo, alla mobilità, alle opportunità  per il tempo libero, il gioco, lo sport, l’arte, la cultura, il turismo.

Se la nostra mission deve essere promuovere il benessere e l’autonomia delle persone, la creatività è chiamata a generare possibilità di scelta e di partecipazione attiva.

4. Infine, se tu fossi il Ministro dello Sviluppo Economico che misure promuoveresti a favore della cooperazione e perchè.

Ritengo che uno dei grandi dilemmi mai risolti del nostro Paese sia rappresentato da una forte difficoltà nell’ottenere equità attraverso la tassazione (perché le retribuzioni divergono in maniera forte): si potrebbe introdurre nel sistema delle imprese un limite di rapporto fra retribuzione massime e minime. Equità quindi “entro” il processo economico e non dopo.

Inoltre, penso che vada ridotto  il reddito derivante dalle rendite, per aumentare quello derivante dalle attività produttive. Vi è poi una intermediazione della ricchezza da parte dello Stato troppo elevata (la metà circa del PIL) e, quindi, ritengo che sarebbe più opportuno avere un alleggerimento della ricchezza statale.

Mi auspico un passaggio da un modello bipolare stato-mercato, ad un modello stato-mercato-società civile: questo non significa favorire il pluralismo delle imprese, regolamentanto secondo la specificità delle diverse imprese, e non solo come se esistessero unicamente imprese di capitale. Quest’ultimo punto potrebbe essere supportato dalla realizzazione di un Ministero dell’economia sociale.

 

 

 

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