Intervista doppia (alla seconda) ai relatori di #coopyoung

Settimana scorsa vi abbiamo presentato #COOPYOUNG, il workshop riservato ai giovani cooperatori (under 35) delle cooperative aderenti a Confcooperative Emilia-Romagna, per stimolare alcune riflessioni sugli elementi alla base di un ecosistema imprenditoriale innovativo e per creare l’opportunità di lavorare insieme, facendo rete e condividendo momenti e spazi di lavoro comuni.

Durante l’incontro del 22 luglio, sarà prevista una tavola rotonda dal titolo “Quale direzione intraprendere per creare ecosistemi ad alta intensità d’innovazione (sociale)?”, alla quale interverranno Paolo Venturi [AICCON], Francesca Mazzocchi [RENA], Mariella Stella [Casa Netural] e Paolo Campagnano [The HUB Rovereto].

In attesa di ascoltarli di persona, gli abbiamo fatto due domande a testa

  1. si parla sempre più di innovazione sociale, ma al di là della definizione formale, se dovessi interpretarla alla luce della tua esperienza, come la definiresti?
  2. L’organizzazione che rappresenti al workshop come interpreta l’innovazione sociale nella pratica quotidiana? Ci fai qualche esempio?

Di seguito, le risposte.

1. Credo che l’incapacità ad innovare derivi dall’incapacità ad assumere una diversa prospettiva dei problemi. L’innovazione sociale è un innanzitutto un cambio di paradigma, non è un tecnicality. Spesso di identifica l’innovazione sociale riducendola solo all’impatto che produce, ossia all’esternalità. Innovare postula una un cambio di visione.

2. AICCON è un Centro Studi promosso dal movimento cooperativo e dall’Università di Bologna. I prodotti della nostra attività sono ricerche, studi,  formazione e costruzione di pensiero per cui la sfida dell’innovazione per noi non sta nel cosa facciamo, ma nel come. Concretamente significa introdurre dentro ogni osservazione e analisi un punto di vista plurale; le nostre ricerche scontano un approccio originale: lo sviluppo, l’universalismo e l’innovazione passano dal pluralismo delle forme d’impresa. Una diversa prospettiva appunto.

 

 

1. Non so quale sia e se esista una definizione univoca di innovazione sociale. Io personalmente sono fortemente persuasa dall’interpretazione che ne danno Murray, Grice e Geoff nelle pagine del Libro Bianco sull’Innovazione sociale. Dove definiscono la Social Innovation come un fenomeno che parte dal basso, dalla società moderna, virata dalla spinta dirompente della nuova generazione, fatta di giovani caparbi ed entusiasti, pronti a mettersi in gioco. Un fenomeno irruente e spontaneo che non impone soluzioni astratte ma nuove e concrete possibilità per il miglioramento degli obiettivi mondiali. Ho una visione molto umanistica dell’innovazione sociale, che parte dal basso, dalle persone e crea condizioni concrete per il miglioramento della vita delle stesse. Avviene attraverso forme di interazione sociale evoluta tra le persone, consentita attraverso l’uso massiccio del web e dei social network. E’ un mix sapiente tra vecchio e nuovo, con nuove forme di economia che sovvertono la relazione tra produttori e consumatori; così come nuove forme di governance modificano la direzione di relazione tra amministratori ed amministrati e tra le stesse community di cittadini. L’innovazione sociale ridefinisce gli assetti sociali e crea le condizioni per un nuovo approccio basato sulle capacità, sulla collaborazione, nuove regole per la formazione delle organizzazioni e un forte impiego di network. 

2. Credo che RENA rappresenti nella sua progettualità esattamente questa visione. Già a partire dalla comunicazione che utilizza, volendo fare dell’Italia un Paese aperto, responsabile, trasparente ed equilibrato, ma soprattutto attraverso le proprie attività. Due su tutte: il progetto Pionieri e la Summer School sul buongoverno e la cittadinanza responsabile. A Caccia di Pionieri è stato un concorso attraverso il quale RENA ha voluto cercare, mappare e mettere in relazione le organizzazioni, i soggetti collettivi, che in Italia generano cambiamento nei contesti in cui operano, i più disparati. Ciò che accomuna queste entità infatti è l’essere organizzazioni (pubbliche, private, profit, non profit) giovani, aperte, innovative, collaborative e visionarie, che operano in un contesto anche locale, ma con capacità di replicare e scalare le proprie progettualità. RENA ha voluto raccontare il cambiamento attraverso le storie di chi lo sta generando e dare al tessuto delle realtà italiane uno strumento di networking che generasse intelligenza collettiva, quella di cui si nutre l’innovazione sociale. La Summer School invece è un progetto basato sulla convinzione che per avere un Paese migliore si debba partire dall’avere cittadini migliori. Pertanto organizziamo a Matera, da 3 anni, (quest’anno dal 25 al 31 agosto 2013) una settimana residenziale di formazione intensiva sui temi del buongoveno, dell’innovazione sociale, delle partecipazione, degli open data, dei beni comuni e della wikicrazia. Volendo dare ai cittadini, che possono anche essere amministratori, gli strumenti per generare nuove forme di governance partecipate, collaborative, aperte e trasparenti.

 

 

1. Alla luce dell’esperienza di Casa Netural, credo che si abbia innovazione sociale ogni volta che nuovi strumenti, metodi e soluzioni, nuove rispetto alla consuetudine, siano in grado di innescare un cambiamento sociale effettivo. L’innovazione sociale agisce in maniera diretta sulle relazioni, tra i membri di una comunità e tra gli individui e la comunità.

2. Casa Netural parte dal concetto fondamentale che non ci sono persone senza i loro sogni e che costruire una società migliore significa anche partire dai sogni dei suoi cittadini per fare in modo che diventino realtà, soprattutto attraverso la loro condivisione e la costruzione di reti di cambiamento. Il principio fondamentale di Casa Netural è che ognuno di noi è portatore di un sogno, ma che solo condividendolo con altre persone può farlo diventare realtà. E così dai sogni dei singoli nascono ogni giorno progetti collettivi e complessi, come AGRINETURAL, un progetto che ha l’obiettivo di diffondere la pratica degli orti urbani in città a partire dai cittadini. Il progetto è nato nel corso delle Chiacchiere di Casa Netural, eventi serali di incontro in cui si parlava proprio dei sogni di ogni membro della comunità e si è poi sviluppato in un progetto concreto di start up. In sostanza, riteniamo che se i sogni diventano progetti e, dunque, lavori, l’impatto sociale diventa enorme: persone motivate nel loro lavoro, che se lo creano partendo da quello che amano e soprattutto non lo fanno da soli ma con altre persone ugualmente motivate.

 

 

1. Se dovessi dare una definizione un po’ naif di innovazione sociale la vedrei come un misto di immaginazione, anche un po’ utopistica, e di realtà. L’innovazione sociale è fatta di tante persone che quotidianamente cercano di inventarsi dei modi nuovi di vivere la socialità, utilizzare gli spazi, gestire risorse energetiche, cambiare la mobilità, spesso andando per tentativi e spesso sbagliando. Il tutto però è tenuto ancorato alla realtà dall’ambizione di imprenditorialità che hanno questi progetti, e dalla consapevolezza che per poter leggere il contesto attuale e sviluppare proposte di successo  è necessaria una dinamica di rete e contaminazione tra diverse professionalità e tra i diversi settori: pubblico, privato e società civile.

2. The Hub quotidianamente è attiva nello sforzo di creare comunità locali di innovatori sociali offrendo possibilità di incontro e di scambio. A questo aggiungiamo la possibilità di interpretare anche una dimensione globale grazie al fatto che come rete siamo presenti in 38 spazi in tutto il mondo. Favoriamo tutto questo tramite un’attività costante di facilitazione e networking online e offline fornendo occasioni di incontro, di formazione e di ispirazione

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