Destinazione Italia: un living document per attirare investimenti

destinazione-italia-150x150Giovedì 19 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del presidente del Consiglio, Enrico Letta e dei ministri degli Affari Esteri, Emma Bonino, e dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, il piano “Destinazione Italia”, un progetto per attirare gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane.

Si tratta di 50 misure che toccano un ampio spettro di settori: dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca. Il piano è aperto alla consultazione pubblica per tre settimane affinché tutti i soggetti, pubblici e privati, che vogliono apportare un contributo, possano farlo. Al termine di questa fase, il piano sarà definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri.

Invitiamo dunque tutti i nostri lettori a partecipare alla consultazione online sulla piattaforma destinazioneitalia.gov.it [la consultazione si chiuderà il 9 novembre].

Il piano favorirà anche investimenti interni delle imprese italiane, afferma il ministro Zanonato.

L’obiettivo di ‘Destinazione Italia’ è quello di attrarre gli investimenti esteri, ma anticipo che molte misure favoriranno anche gli investimenti interni.

Per quanto riguarda le consultazioni, prosegue:

Le consultazioni che si faranno sia con la parte istituzionale, penso alle Regioni, sia con le parti sociali e le associazioni degli imprenditori saranno un momento di grande confronto.

Qui è possibile consultare il Piano.

Ma torniamo al contenuto.

Tre sono i punti in cui si articola il piano: attrazione [rendere l’Italia più attrattiva per gli investitori e migliorare le condizioni di impresa per tutti gli operatori economici], promozione [la promozione all’estero delle opportunità di investimenti offerte dal nostro Paese e la ricerca di potenziali investitori sono complementari agli interventi di miglioramento del business environment in Italia], accompagnamento [il governo intende riformare la governance dell’attrazione degli investimenti in Italia, creando un ente unico preposto a fare da tutor all’investitore straniero raccordandosi con la rete estera per la promozione internazionale e con le Regioni per la parte di loro competenza].

Per quanto riguarda i tempi, le 50 misure mettono insieme strumenti attuabili immediatamente e altri che necessitano di veicoli normativi. Per fornire un cronoprogramma il piano ha assegnato a ciascun provvedimento una delle “tre clessidre”: subito, entro la fine dell’anno, tempi più lunghi.

Come ha sottolineato ieri Alberto Saravalle (@ASaravalle) con un articolo pubblicato sull’Huffington Post

Le prime reazioni al piano sono state di critica e scetticismo: c’è chi ha parlato di una bozza “troppo” ambiziosa e di “qualche sogno di troppo”, paventando una discriminazione alla rovescia a danno delle imprese italiane, chi di “fuffa” non lesinando critiche, anche condivisibili, a specifici punti del programma; chi ancora di progetto di “cartapesta” che indurrà una folta schiera di piccole e medie imprese italiane a spostarsi oltrefrontiera. E’ vero che si tratta di un piano ambizioso, ma perché bocciarlo senza appelli solo perché pare irrealizzabile nel suo complesso? Dopotutto, se anche solo il 30% dei progetti ivi elencati venisse realizzato nei prossimi 12 mesi, l’Italia sarebbe un luogo diverso per lavorare e investire.

Chiaro è che per cambiare il clima in cui riversa il nostro Paese occorre effettuare numerosi interventi, a tutti i livelli (politico, legislativo, amministrativo) e in molteplici settori. Solo dal complesso di questi interventi potranno sortire effetti positivi duraturi e di sistema.

 

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