Arvaia, la cooperativa per coltivare insieme a Bologna, biologico a Km 0!

Nuova storia di cooperazione. Oggi parliamo di agricoltura civica, di sostenibilità ambientale e di modello cooperativo e lo facciamo attraverso la storia di Arvaia [pisello in bolognese], cooperativa bolognese nata nel solco dei CSA (Community Supported Agricolture, agricoltura sostenuta dalla comunità) associazioni di cittadini presenti in Europa e nel mondo, che si fanno attori nella produzione di cibo in modo sostenibile con agricoltura biologica/biodinamica ed il minimo utilizzo di energie fossili.

Tra gli obiettivi della cooperativa, oltre alla produzione, vi è innanzi tutto la partecipazione diretta dei cittadini alle attività agricole e quindi il riappropriarsi della cultura rurale che sta alle radici della nostra storia e del percorso del cibo che arriva sulla tavola.
Vi lasciamo all’intervista, buona lettura!

 

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1. presentatevi e raccontate brevemente cosa, per voi, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

Arvaia è formata da un agronomo, due ex informatici dipendenti di multinazionali (uno esodato!), una pedagogista, un pubblicista, una neolaureata in scienze economiche e un imprenditore che, spinti dalla curiosità di un’impresa ecologica e sostenibile nel tempo della crisi, hanno voluto provare a mettersi in gioco.

Il modello cooperativo fino ad oggi (specialmente in Emilia-Romagna) ha vissuto sempre più un processo disgregativo del suo senso originale. Cooperativa – per noi – significa essere insieme nelle decisioni, nelle difficoltà, nei profitti e nelle perdite, non solo come gruppo di gestione, ma di gruppo tout court. Insieme a tutti i soci proviamo a inventarci ogni volta sistemi di relazione, sfruttando le nuove modalità di comunicazione di gruppo.

IMG_3294I nostri incontri, infatti, raramente sono delle semplici assemblee, più spesso sono dei word cafè, degli speed date, degli swot, modalità che consentono a tutti di parlare, prendere delle decisioni in maniera organica e costruttiva, senza gerarchie, senza sottostare alle leggi della dialettica, dell’imposizione e della prevaricazione, che spesso dominano i modelli assembleari.

Cooperativa perchè la vera impresa del futuro parte soltanto dal capitale umano, in grado di mettersi in gioco non per il progetto personale, ma per la riuscita di un progetto collettivo, in cui credono in tanti!

2. La coop nasce nel solco dei CSA (Community Supported Agricolture, agricoltura sostenuta dalla comunità) associazioni di cittadini presenti in Europa e nel mondo. Spiegateci di cosa si tratta e come la declinate in concreto.

La coop nasce nel solco dei CSA (Community Supported Agricolture, agricoltura sostenuta dalla comunità) associazioni di cittadini presenti in Europa e nel mondo, che si fanno attori nella produzione di cibo in modo sostenibile con agricoltura biologica/biodinamica ed il minimo utilizzo di energie fossili.

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La base sociale raccoglie fin da ora oltre 100 soci in gran parte provenienti da Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) delle aree circostanti, in una filiera corta e partecipativa nell’ottica della sovranità alimentare. Il cibo prodotto dalla cooperativa raggiungerà direttamente i cittadini soci guadagnando in freschezza, minore impatto ambientale e quindi salute per tutti.

Le molte iniziative analoghe presenti in Europa sono svolte su terreni privati, mentre questa (oltre ad essere la prima in assoluto in Italia) sarà anche pioniera portando Bologna per prima a sperimentare questa nuova forma di gestione diretta della terra come bene comune.

Abbiamo conosciuto alcune di queste esperienze, direttamente, andandole a visitare, come per esempio quella di Friburgo.

3. Se volessi acquistare prodotti provienti dalla vostra filiera cosa dovrei fare?

La vendita è effettuata nei mercati di CampiAperti di Borgo Panigale (fino a fine dicembre 2013) e al Vag61. Da dicembre anche al Labas. Oppure il sabato mattina presso la Sede Cooperativa. In alternativa, previo associamento, si può ricevere la cassetta settimanale di verdure miste.

4. Quanto conta il contributo della comunità (e della community) per il successo del vostro progetto? Che feedback avete raccolto finora?

Il contributo della comunità è essenziale per il nostro progetto. CSA presuppone anche agricoltura per la comunità. Ciò significa un processo continuo di formazione sulla sostenibilità di ciò che stiamo facendo, sull’autonomia alimentare delle comunità, sulla terra come bene pubblico.

I feedback sono contradittori: un’adesione ideologica pressoché totale fra tutte le persone con cui veniamo in contatto che si riduce drasticamente nel momento in cui si passa ad un livello di collaborazione pratica.

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