PuntoDock, un network di giovani per lo sviluppo locale partecipativo!

Continuiamo a parlare di cooperazione, di giovani, di innovazione.

Questo giovedì la storia che vi raccontiamo è quella di PuntoDock, una cooperativa nata ad Ancona (ma con un’unità operativa anche a Roma) che opera su tutto il territorio nazionale per supportare ed incentivare percorsi di sviluppo locale partecipativo.

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Cos’è sviluppo locale per PuntoDock?

Le parole chiave per descriverlo sono: responsabilità, territorio, partecipazione, innovazione sociale, imprenditorialità, professionalità, sostenibilità, network, collettività, ecc.

PuntoDock nasce dalla volontà di promuovere queste idee massimizzando il benessere individuale e collettivo, arricchendo il tessuto sociale ed economico dei territori nei quali opera ed aumentando l’impatto locale delle politiche pubbliche e delle iniziative private.

Vi lasciamo alle parole dei ragazzi, buona lettura!

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1. anche se affermate che ‘è impossibile dare una definizione ad una creatura multiforme e poliedrica come la nostra’ noi ve lo chiediamo lo stesso… avete 140 caratteri (un tweet) per farlo.

twitter_logoDirei che ci si può provare a dare in poche parole una definizione che possa in qualche modo descriverci…ahh, 140 caratteri… impossibile! (140 caratteri)

2. ok, ora avete più spazio. diteci tutto quello che non siete riusciti a dire poco fa. chi siete, di che cosa vi occupate?

Va bene, quindi in pratica dobbiamo dirvi tutto ora! La prima cosa da dire è che PuntoDock è una squadra di persone. Sembra una banalità, ma non lo è. PuntoDock nasce infatti nel 2010 dall’incontro di 7 persone che hanno messo insieme competenze e sensibilità diverse, con l’intenzione visionaria di dare libero sfogo alla loro creatività. Ovviamente se ci fossimo fermati a questo, ora non saremmo qui a parlarne.

Processi partecipativiFortunatamente, in più, c’era anche una convinzione che ci accomunava: che le persone, qualunque ruolo esse si trovino a ricoprire (cittadino, dipendente, manager, amministratore pubblico, ecc) hanno in sé molte delle risorse necessarie a risolvere i problemi individuali, collettivi, pubblici e privati delle realtà nelle quali si trovano ad agire.

La nostra idea d’impresa è stata quindi quella di contribuire all’emersione di queste risorse tramite la “partecipazione”. La squadra PuntoDock si occupa di fornire metodologie e tecniche partecipative finalizzate a: definire politiche pubbliche, elaborare strategie per organizzazioni pubbliche e private, progettare partenariati per lo sviluppo locale e, in generale, coinvolgere in maniera qualificata gruppi di persone in processi decisionali collettivi.

3. perché avete scelto di operare attraverso il modello cooperativo? quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere?

Abbiamo scelto la cooperazione perché questo modello imprenditoriale era parte integrante della nostra identità ancor prima che diventassimo impresa. Valorizzazione delle intelligenze e delle attitudini dei singoli, leadership diffusa e meccanismi decisionali orizzontali, tutte cose che facevamo in automatico… poi abbiamo visto che stava tutto scritto anche nel fac-simile dello Statuto delle società cooperative! Il passo quindi è stato più che naturale.

Oltre a ciò, la cooperazione ci piace molto per la sua vicinanza al livello locale e per l’interscambio con la comunità: quando un’impresa è attenta alle persone che la compongono, anche gli interlocutori esterni riescono a percepirlo e sono più predisposti a collaborare con l’organizzazione.

I valori di base del movimento cooperativo, poi, sono una sorta di segno distintivo, un ideale che accomuna e che rende simili. È per questo che viene molto naturale creare collaborazioni con altre società cooperative, proprio perché, in un certo senso, si parla la stessa lingua.

4. il progetto di cui andate più fieri? perché, cosa ha comportato, cosa rimane ora.

Come nelle migliori famiglie il figlio preferito è sempre il più piccolo, e anche in PuntoDock il progetto del quale siamo più fieri – ed entusiasti – è quello su cui stiamo lavorando ora.

Mettiamo mano al quartiere_LogoSta muovendo i suoi primi passi il progetto Mettiamo mano al quartiere Sacra Famiglia, in partnership con il Comune di Osimo, AUSER e le associazioni Cantieri di Pace e Archeoclub: prevede un percorso di socializzazione e partecipazione per gli abitanti del quartiere Sacra Famiglia di Osimo, con l’obiettivo di progettare insieme all’Amministrazione nuovi luoghi della socialità.

Oltre al progetto in sé e alla bella rete di partner che intorno si è venuta a creare, quello che ci entusiasma è il piano di storytelling che stiamo portando avanti in parallelo al progetto – che potete seguire nel blog del nostro sito – e che si concluderà con la pubblicazione definitiva del “diario di bordo” di quel processo partecipativo.

La dimensione del racconto dei processi partecipativi è diventata per noi fondamentale, prima di tutto per trasmettere fino in fondo il valore aggiunto di percorsi di questo tipo e le potenzialità che possono nascere quando i singoli vengono coinvolti con metodi efficaci nella definizione di scelte che riguardano la collettività. Proveremo insomma a raccontarvi passo passo come si costruisce la partecipazione. Se ci riusciremo, ne saremo più che fieri.

5. rimanendo in ambito progettuale, quello che incuriosisce di più noi è quello che avete elaborato per ISTAO – Istituto Adriano Olivetti. Anzitutto per il prestigio del soggetto proponente (complimenti!) e, secondariamente, per l’oggetto: un laboratorio di partecipazione per giovani imprenditori. vi va di parlarcene?

Sì, è stata un bella iniziativa. Prima di tutto perché è nata in rete: oltre a noi, che eravamo il partner tecnico per gli aspetti metodologici, c’era anche la cooperativa toscana LAMA – Development and Cooperation Agency, ideatrice del format e realizzatrice di un evento simile a Firenze, e l’Istituto Adriano Olivetti – ente molto prestigioso in regione – che ha ospitato e promosso l’iniziativa.

IMG_20131025_094351In quella giornata si sono conosciuti più di 50 giovani imprenditori provenienti da tutte le Marche, ed attivi nei settori merceologici più disparati, che hanno interagito tra loro su stimoli offerti da esperti su alcune tematiche centrali per lo sviluppo d’impresa.

I risultati “scritti” di quella giornata sono disponibili in un documento scaricabile dal nostro sito. Più in generale, il grande risultato raggiunto con l’evento che abbiamo progettato è stato di fornire un punto di incontro, un’occasione per confrontarsi e dialogare a quelle persone che ogni giorno si scontrano da soli con le difficoltà dell’essere giovane e del fare impresa in Italia.

Quello scambio costruttivo di esperienze ci ha portato a immaginare altre iniziative che coinvolgano i giovani imprenditori – e anche quelli che vogliono diventarlo – delle Marche, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza del ruolo che le giovani generazioni hanno nel sistema socio-economico nazionale.

 

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