La Piccola Carovana: territorio, persona e sostenibilità per la nostra impresa sociale

Questa settimana, per la rubrica Storie di Cooperazione, abbiamo intervistato i soci de La Piccola Carovana, cooperativa bolognese nata dall’idea di trasformare esperienze di volontariato in una vera realtà produttiva in grado di stare sul mercato.

Dal 2003 a oggi sono tante le attività e i servizi che la cooperativa ha organizzato e promosso, da ultima l’Osteria La Buca del Pallone, un servizio di ristorazione di qualità e a basso prezzo, nonchè un luogo di espressione artistica e culturale, presso l’omonimo albergo.

Con loro abbiamo parlato di impresa sociale e, in particolare, del valore che il territorio, la persona e la sostenibilità assumono in relazione ad essa. Vi lasciamo alle loro considerazioni. Buona lettura.

adesivi camion 40x201. Presentatevi e raccontate brevemente cosa, per voi, significa il modello cooperativo: quali opportunità offre e che network è in grado di coinvolgere.

La Piccola Carovana è una cooperativa sociale che lavora a Bologna, a Crevalcore e in altri 10 comuni della Provincia. Quest’anno la cooperativa ha festeggiato il suo decimo compleanno: quando 10 anni fa abbiamo scelto il modello cooperativo l’abbiamo fatto perché ci sembrava l’unica forma di impresa possibile per dare corpo ai nostri progetti. Allora volevamo dare gambe e struttura a percorsi che erano legati ad esperienze di volontariato e volevamo continuare nell’ottica del non profit, del restituire ciò che si aveva guadagnato alle persone con cui l’avevamo guadagnato.

Adesso gli scenari sono cambiati, ma crediamo che la cooperativa sociale sia ancora un modello in cui investire: anzi, l’unico modello possibile se si vuole che tutta la società prosegua allo stesso passo, che nessuno rimanga indietro perché “fuori mercato”, perché si possa pensare insomma ad una “Piccola Carovana” di persone che lavorano rispettando il passo di tutti.

Per quanto riguarda i network, essendo una cooperativa siamo molto vicini a chi fa il nostro stesso lavoro e chi sia in parte A che in parte B, prova a creare esempi concreti di responsabilità d’impresa. Più difficile è coinvolgere nei nostri progetti il mondo del profit, che segue un ritmo diverso: la sfida sta nel camminare assieme, imparando dal profit a stare sul mercato e insegnando al profit che tutti hanno un proprio posto, nel mercato.

2. Leggendo meglio i valori trainanti La Piccola Carovana, è evidente che concetti come territorio, comunità, relazioni, ecc. siano fondanti della vostra attività. In un periodo in cui l’impresa sociale sembra essere una delle grandi opportunità di ripresa economica di questo paese, che consiglio vi sentite di dare a chi vorrebbe intraprendere questo percorso? Cosa non deve assolutamente mancare nello spirito (ma anche nelle azioni) di un imprenditore sociale?

Territorio, persona e sostenibilità sono i tre elementi fondamentali che pensiamo debbano essere alla base di qualunque tipo di impresa sociale. Il territorio in particolare pensiamo sia l’elemento centrale della missione di una impresa sociale. Il territorio inteso come luogo fisico e limitato, ma anche e soprattutto come insieme di persone che vivono uno spazio fisico limitato producendo su di esso risorse, idee ma anche bisogni ai quali le imprese sociali sono portate, alla pari degli Enti Pubblici locali, a dare risposta attraverso il proprio operato.

Solo a partire dal territorio le imprese sociali possono trovare una reale forma di crescita, dando risposte ai bisogni del territorio. Imprese sociali che perdono il contatto e la dimensione limitata che ha un territorio rischiano di perdere la forza preponderante che è sola delle cooperative sociali, vero elemento distintivo rispetto alle altre forme di impresa.

3. I servizi che erogate sono tanti. Dai servizi socio-educativi a quelli per l’inserimento lavorativo. Quali sono i più fruiti? Che tipo di bisogno vi capita di soddisfare più spesso?

La parte più strutturata della Cooperativa è sempre stata e rimane la parte B, i servizi legati all’ambiente e alla raccolta di rifiuti. Da qui siamo nati e qui rimane un po’ il nostro nocciolo, anche se la parte A, soprattutto su Bologna, è cresciuta e continua a crescere.

 

IMG_3835

4. Approfondiamo uno dei vostri tanti progetti, l’osteria “La Buca del Pallone”. In che senso si configura come luogo di espressione artistica e culturale? La città di Bologna come ha risposto? I vostri clienti chi sono?

L’osteria La Buca del Pallone è aperta da un anno in centro a Bologna, a pranzo e a cena, in Via del Pallone 4. Ogni giorno vengono da noi a pranzo studenti, lavoratori e turisti che dell’Osteria apprezzano il cibo semplice e i prezzi accessibili. In quest’anno abbiamo investito perché chiunque, con 5 o 7 euro, possa cenare o pranzare in Osteria. Ma non solo. Abbiamo anche organizzato festival musicali (ad esempio il “Soccia che jazz” a febbraio), aperitivi, feste e momenti di riflessione più seri perché ci piace l’idea che l’Osteria sia un posto dove sia bello stare non solo per cenare, ma anche per ascoltare delle musica, leggere un libro, riunirsi con gli amici.

compleBN

Bologna si è rivelata una città in cui è difficile farsi spazio e farsi conoscere, ma anche una città che ti stupisce, che apprezza le novità e che apprezza anche il fatto che l’Osteria, come tutta la cooperativa, annovera tra i suoi dipendenti persone che provengono da percorsi di svantaggio a cui vuole dare una possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro.

email