La Guarimba International Film Festival, un progetto per portare il cinema al paese e il paese al cinema

Oggi vi presentiamo una Storia un po’ particolare. Si tratta dell’esperienza di Giulio Vita, cresciuto in Venezuela, calabrese di origine, che un giorno ha deciso di lasciare la metropoli per trasferirsi nel paese natale dei suoi nonni. Una scelta importante che, però, ha portato avanti coinvolgendo il territorio, le persone, gli amici internazionali.
E’ la storia di La Guarimba Film Festival, un progetto socio-culturale che nasce ad Amantea, un paesino del sud Italia, creato da un gruppo di artisti da diversi posti del mondo, i quali credono nel beneficio del lavoro collettivo per un bene comune.

La Guarimba International Film Festival nasce per portar il cinema al paese e il paese al cinema, con il fine di regalare la magia del cinematografo ai suoi abitanti, pubblicizzare il lavoro dei registi locali e internazionali, cosí come promuovere la cultura calabrese. 

Vi lasciamo alla storia e alle parole di Giulio…

linkedin

1. ‘La Guarimba International Film Festival è un progetto socio-culturale creato da un gruppo di artisti da diversi posti del mondo, i quali credono nel beneficio del lavoro collettivo per un bene comune’. spiegateci meglio di che tipo di lavoro (collettivo) si tratta e cosa rappresenta, per voi, il concetto di bene comune.
Significa non solo la creazione di un Festival (che va dalla gestione fisica a quella digitale del progetto), ma anche il ripristino di strutture culturali in decadenza. Quest’anno, ad esempio, abbiamo riparato un vecchio cinema all’aperto chiuso da molto tempo, grazie all’aiuto di volontari di tutte l’età. Il cinema che abbiamo riparato è di un privato, ma non per questo non aveva, per noi, la caratteristica di bene comune poichè la cultura – anche se privata – deve vivere ed è il dovere di tutti che succeda. Superate le perplessità iniziali, abbiamo dato vita al Festival, completamente gratuito e sostenuto da tutta la cittadinanza. Tutto il paese (Amantea n.d.r.) si è mobilitato per torgliere le erbacce, la ruggine dalle sedie e pitturare i 938 posti a sedere.
held
2. Da un anno lo staff porta avanti questo progetto ad Amantea, un paesino nel sud d’Italia, più precisamente in Calabria. Essendo lo scopo stesso del festival la promozione culturale, offrite anche a tutti i suoi partecipanti informazioni sui luoghi che merita visitare, oltre che “gli odori, spezie, e cibo che potrà incontrare”. Quindi promozione culturale, ma anche territoriale. C’è qualche iniziativa concreta su questo o si tratta semplicemente di suggerimenti dati in via informale, di volta in volta? C’è qualche progetto in cantiere?
logoIl festival ha un anno di vita. Siamo partiti con dei micro documentari, intervistando la gente del paese: artigiani, commercianti, persone che questo posto lo vivono quotidianamente (c’era quello che faceva i gelati, quello che riparava le biciclette e così via). All’interno del Festival, poi, abbiamo messo a disposizione degli stand con i prodotti tipici della zona, da cui siamo partiti per far esplorare al nostro pubblico le tradizioni del posto, i luoghi, le persone. Una vera e propria comunità nella comunità. Naturalmente collaboriamo con altre associazioni del territorio che si occupano di promozione territoriale in maniera più strutturata. Il nostro obiettivo primario, infatti, è portare il cinema alla gente e la gente al cinema, riempire questo luogo di sognatori.
3. Un’altra cosa che ci ha incuriosito molto è il fatto che dite di essere ‘un gruppo di artisti da diversi posti del mondo’. Dove eravate fino a due anni fa e cosa vi ha spinto a tornare nel nostro paese?
Io mi trovavo a Madrid con l’illustratrice Sara Fratini e, complice la crisi e il fatto di non trovare lavori in linea con quello che avevamo studiato, abbiamo deciso di compiere una scelta drastica: tornare alle origini – come si dice – tornare al paese dei miei nonni, Amantea appunto. Essendo cresciuto a Caracas (Venezuela), una grande e caotica metropoli, la scelta di andare a vivere in un paesino è stata molto forte, ma necessaria per portare avanti quest’avventura. Qui abbiamo incontrato (destino vuole!) una ragazza spagnola laureata in giornalismo che, per amore, si era trasferita ad Amantea e che aveva cominciato a lavorare come ufficio stampa. Lo stesso anno è arrivata una ragazza americana (sempre di origini amanteane) per assistere i suoi nonni e, naturalmente, si è sommata al gruppo. Infine, i direttori del Festival vivono tuttora in Spagna, un’altra collaboratrice è in Venezuela e un’altra ancora in Francia. Per riunioni e appuntamenti vari utilizziamo la tecnologia digitale, naturalmente: Skype e Dropbox ci aiutano a rimanere in contatto tra di noi e a condividere documenti programmatici e organizzativi del Festival.
4. infine, se poteste rivolgervi al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (ma anche a tanti altri, s’intende…) cosa vi sentireste di dirgli in modo pressante? su cosa l’Italia dovrebbe puntare nei prossimi anni per diventare – a tutti gli effetti – un paese che sostiene la cultura?
Inizialmente ci siamo rivolti alle Istituzioni – locali, regionali e nazionali – e ai giornali locali, senza ottenere un grande ritorno. Abbiamo avuto l’impressione che per ottenere dei riconoscimenti, o anche solo delle opportunità, tu debba provenire da percorsi diversi. Abbiamo presentato e sostenuto un progetto mai fatto prima in Calabria (e neanche in Italia), trasmettendo un senso di lavoro collettivo, riparando un’arena storica.
vigalondo and claudioAbbiamo persino portato turisti da San Francisco investendo in primis noi! Abbiamo portato tra la giuria un nominato all’Oscar, Nacho Vigalondo e presentato numerosi cortometraggi prodotti con partner europei, asiatici e americani (nord e sud america). Ma, nonostante ciò nessun appoggio.
Crediamo, dunque, che per sollevare e sostenere la cultura in Italia ci sia bisogno di affidarla, anche, ai giovani, a ragazzi che comprendano l’efficacia di attuare una campagna di comunicazione sfruttando i social media, che comprendano l’importanza della cultura nel cambiamento di una società.
Crediamo che, una delle leve di sviluppo su cui l’Italia deve puntare sia proprio la cultura, investendo in modo programmatico e di lunga durata.

 

 

 

email